sabato 25 luglio 2015

Just a little kid

Anthony Brandt wrote, “Other things may change us, but we start and end with family.”


Macon; Luglio 2015

 - "...o sei la solita ragazzina che si affeziona morbosamente a uomini di merda, che la mollano nel migliore dei casi e nel peggiore le fanno sparare alle ginocchia?"

Starsene di vedetta sotto il sole, con l'afa che addensa i respiri, sul tetto del camper in cui con Jason ha trovato temporaneo riparo; osservare dall'alto l'area del campeggio, il terreno su cui ha seminato, incise, le stelle a cinque punta con la H in mezzo. Per far sapere a Lars che lei lo sta cercando. Per fargli ritrovare la strada. Per dirgli che "No matter what.. I'm still here for you."
Perdersi nei ricordi che fanno male, e stringere tra le dita la maglietta tra i seni, sul cuore.
L'ultima conversazione con Chris ha riaperto ferite mai rimarginate; ne è emerso il caos suppurante di sofferenza e disagio che è riuscita a tenersi dentro negli ultimi dieci anni, senza mai crollare, malgrado il peso di chissà quali sensi di colpa e della pesante inadeguatezza avvertita nei confronti del genio di famiglia. La sua sorella gemella. L'altra metà di lei. 
Quella senza la quale non può vivere, e che allo stesso tempo rende la sua vita difficile con la sua sola presenza. 
Quella di cui avvertire -da sempre-  l'assenza tangibile con il respiro annodato in gola, e la sensazione di annegare senza più braccia o gambe per nuotare. 
Quella di cui detestare la presenza, quando si entra in un circolo vizioso di amore e contrasto che ti porta inevitabilmente allo scontro anche nei momenti in cui vorresti dimostrare affetto. 
Una metà di cui non capisci l'universo: troppo diversa da te, troppo distante. E allo stesso tempo lo intuisci e lo conosci così bene da riuscire ad essere spietata, gli scrupoli bruciati dal dolore e dal desiderio di rivalsa.

Una metà di cui è difficile digerire il tradimento. Una verità difficile, ottenuta solo dopo averla colpita altrettanto forte.

- "...mi ha chiesto se potessimo accordarci per ritrovarci tutti insieme. Gli ho risposto di no." 

Harley Davidson Cooper non può credere che Chris non avesse compreso. Non può credere che proprio lei non avesse intuito che ci fosse qualcosa di importante, di prezioso, tra lei e Lars. lars, che è tutto, ai suoi occhi, tranne ovviamente un uomo di merda. Che difende a spada tratta, con le unghie e con i denti, dalla crudele analisi dell'altra. Non può accettare, non riesce ad accettare il fatto che malgrado questo gli abbia negato il ritorno. E con quale diritto poi? Chi le ha concesso il potere di una simile decisione?

-" Perché? Perché? Perché diavolo lo hai fatto?!"

Quante volte le ha chiesto una risposta? Quante volte ha cercato di afferrarla senza riuscirci? Quante volte si è trovata a cozzare contro un muro di silenzio testardo e inamovibile? Rinunciare alla lotta è stata allo stesso tempo vittoria e sconfitta.

Si è lasciata sfuggire Chris tra le dita, con i suoi occhi quieti e pieni di pensieri segreti a lei negati. Ed è rimasta a guardarla allontanarsi, sino a non vedere altro che alberi e foglie là dove l'attimo prima c'era la schiena altrui. E solo allora, con il rumore dell'acqua del fiume nelle orecchie, si è voltata, passo dopo passo diretta nella direzione opposta.

La verità più intima che la riguarda è riuscita ad afferrarla molto tempo fa. Con il sangue di Dom sui vestiti e sulla pelle, ed il suo corpo senza vita tra le braccia. Tra lacrime salate e singhiozzi strazianti, che le hanno lacerato un'anima già divisa. 

Per quanto legata sia a Chris, per quanto profondo sia l'amore e l'affetto che prova per lei, non è abbastanza. Non sarà mai abbastanza. E' importante, ma non è tutto. E' essenziale ma non è sufficiente.  E' pericoloso. E' sofferenza. E' abbandono.

-"...sì, ma tu? Tu cosa pensi? Tu ti senti una ragazzina, Coop?"

Jason fa tanto l'Orso ma in realtà ha il cuore morbido e sincero. Non gli piace, quando lei lo fa notare. E' stato il migliore compagno di viaggio che potesse desiderare, nella sua folle ricerca dell'Ucraino perduto. Qualcuno a cui raccontare confidenze del passato all'interno di una chiesa, tra candele accese, come ad un padre confessore.

- "...No. Solo folle. Ad averti trascinato con me in questa assurda ricerca da cucciolo abbandonato al casello dell'autostrada."
- "...Non sei folle. E vedrai chelo troveremo. ...Ce la stai facendo." [....]

-[...]  "...sei una cosina piccola, Coop. Però....però sei forte. Hai le palle.


E lei per un momento quasi ci crede. 

 

lunedì 20 luglio 2015

Foolish Girl

Keg Creek; Luglio 2015




- ....io non vengo.
- Hai intenzione di restare qui al Motel in caso tornasse?
- No. Io lo vado a cercare.
- Ora, questa è un' idea decisamente discutibile. Non abbiamo un modo per ricongiungerci - non hai idea della direzione che hanno preso. E non ti lasceremmo andare da sola.
- Sono un cacciatore ed un cecchino addestrato. So seguire le tracce di chiunque e se sono andati nel bosco potrei facilmente raggiungerli. 

Harley Davidson Cooper  ostenta una sicurezza che non ha, e pianta sull’unico occhio di Salim uno sguardo umido, pericolosamente vicino alla diga del pianto. Le guance però sono ancora asciutte.  

- Tu non capisci. Non puoi capire. Ma io non ce la posso fare. Non anche questa volta. Se non vuole tornare, deve dirmelo guardandomi negli occhi. Se non … -

Inghiotte a vuoto. Arrossisce, evitando in tutto questo di guardare Nicholas.  

- Se non vuole mantenere la sua promessa voglio sentirlo da lui e voglio sentirne il perché.  
Sono stanca di vedere la gente che amo andare via, Salim. Ero preparata ai non morti ma non a questo. A questo, no. E non posso. 
Non starò qui a piangere e chiedermi perché. 
Io lo vado a chiedere a lui.

Lost Chance

Jacksonville, Florida
Luglio 2012


La palestra interna del centro addestramento puzza di chiuso e di sudore.  Gli afrori di una umanità alla quale inizialmente ha faticato ad abituarsi, e adesso le comunicano uno strano senso di appartenenza. Forse perché anche lei non emana un buon odore al momento.

Sono poche le donne del suo corso, ma tra quelle poche lei è l'unica che spende lì dentro così tanto tempo. Non che si illuda di poter migliorare in modo significativo le sue prestazioni fisiche, scricciolo com'è; non per questo smette di provarci.

- Devi tenere le braccia più alte. E puntare sulla tua agilità. Sei debole, ma veloce. Se colpisci per prima e non lasci il tempo di reagire, puoi farcela.

Bobby Quinn se ne sta in piedi dietro il sacco; lo tiene fermo per lei,  su di lei tiene gli occhi. Sono verdi, affilati, attenti. Sono gli occhi di un uomo avvezzo a guardare il mondo attraverso la lente di precisione di un mirino. 
Ha quello strano modo di guardarla: come se volesse spogliarla della sua pelle e vedere quel che c'è sotto. Come se sapesse -davvero- che c'è un intero mondo di cui Harley Davidson Cooper non parla mai. Con nessuno.

Harley ha le braccia ormai tremanti per la fatica. Le gambe non la reggono più, i capelli si appiccano al viso per il sudore che impregna la pelle ed i vestiti. Sbuffa un assenso dalle narici, senza postare lo sguardo su di lui. La distrae. Corregge la posizione e riattacca: sinistra, destra, su. Sinistra, destra, giù.

Lui la osserva in silenzio, senza riuscire ad impedirsi di scorrere gli occhi sulle linee fragili del suo corpo. E' esile ma non ossuta. Ha le curve delicate ed appetibili di un'adolescente in boccio; il viso di una ragazzina emersa da un libro di fiabe e gli occhi di una donna che ha già conosciuto troppo dolore.

Lui è uno degli istruttori del corso. Cecchino addestrato delle forze speciali, si occupa dei tiratori in prima persona e Harley Davidson Cooper è la migliore che abbia mai visto. 
Considerata la sua esperienza sul campo ed il suo servizio attivo, gli è stato chiesto di tenere dei corsi di CQC; nuova tecnica di combattimento in auge negli ultimi anni. Lei non è esattamente formidabile in questo, ma è agile e furba. 

Mancano pochi giorni alla fine del corso. la sintonia tra allieva ed istruttore che hanno instaurato sin qui sta già vacillando, sotto il peso di un interesse specifico che Bobby Quinn non ha più intenzione di nascondere.

Harley assesta gli ultimi colpi e poi si piega, ansante, sulle ginocchia flesse. Sulla cute liscia e abbronzata dal sole, la cicatrice sotto il ginocchio destro sembra un fiore di carne più pallida, affatto sgradevole da guardare. 

- Time out.
- Direi che per oggi puoi fermarti e basta. Riprenderemo domani. Non c'è alcun bisogno di demolirti così.
- Voglio passare l'esame.
- E lo farai. Anche se non dovessi ottenere una graduatoria altissima nel corpo a corpo, non c'è nessuno che possa batterti al poligono.

Lei lo guarda scettica, ma non ha le energie per ribattere. Inizia a sciogliere le bende con cui si è protetta le nocche e smuove il collo a destra e sinistra, lentamente, godendo degli scricchiolii di ogni vertebra che si riassesta.
Sposta il peso del corpo da un piede all'altro, preda dell'imbarazzo ora che non c'è più il sacco a porre una barriera fisica tra di loro. Si sente esposta. Struscia il piede destro a terra, e la suola di gomma scricchiola.

- 'kay, lo vedremo. ...vado a fare una doccia, mh? 

Ha già il busto ruotato di tre quarti, e il corpo plasticamente impegnato nella spinta per andarsene, quando lui allunga il braccio e le prende il polso con delicatezza.

- Hey...Aspetta un attimo, Cooper.
- What? 
- Tra pochi giorni sarà finito.
- Sì...?
- Pensavo...Pensavo che potremmo uscire. Dopo. A cena, magari.

Negli occhi di Harley Davidson Cooper emergono sentimenti contrastanti. Una gioia serpentina ed il desiderio di accettare la proposta le danzano sulle labbra. Ma ci sono ombre cupe, piene di paure, nel fondo ambrato del suo sguardo.

- Ti fermerai qui? Non hai altre missioni?
- Parto tra una settimana.
- Dove?
- Non posso dirtelo.
- Quanto starai via?
- Non posso dirti nemmeno questo.

Harley sbatte le palpebre un paio di volte e scioglie un sorriso triste; ha il sapore dolce amaro delle occasioni perdute. Scuote piano la testa. Le ultime parole sono un sussurro lieve.

- I'm sorry, Quinn. I...I can't. 

Si allontana velocemente, prima che lui possa chiederle perché.
Prima di essere costretta ad ammettere che non ce la fa. Non ci riesce. Lo sente già troppo vicino.
...Non può legarsi a qualcuno già sapendo di doverlo guardare andare via.



Bobby Quinn, 2012


domenica 19 luglio 2015

YA dbayu pro tebe

 19/07/2015

Fuori, nella notte, la pioggia investe un mondo impazzito. I morti mangiano i vivi;  i vivi si fanno la guerra tra loro; la fame è una compagna di viaggio per chiunque e nessuno sa con certezza se riuscirà a vivere fino al mattino.

Nella stanza disastrata del Motel è tutto diverso. Dietro la porta chiusa che li separa dall'Apocalisse,  il "Mondo" per lei inizia e finisce con Lars.
Non esistono mezze misure in Harley Davidson Cooper; gliel'ha dimostrato con le parole, con i gesti, con le labbra, con i denti, con le dita e con i muscoli, con il sangue e la carne e le ossa di un corpo fragile fattosi liquido tra le sue braccia, involucro di un cuore troppo grande per fare le cose a metà.
E quel cuore sta cercando di dirgli qualcosa. Qualcosa che va  anche al di là della stella dorata ora infilata nella tasca dei suoi calzoni.
Non ci sono lenzuola ma solo un materasso sfatto ad accoglierli, tra le pieghe degli abiti gettati alla rinfusa nella fretta di cercarsi, di trovarsi, di annullarsi e divorarsi a vicenda.
Harley Davidson Cooper non sentiva qualcosa di simile da troppo tempo. Ne è terrorizzata.
Eppure è come se non riuscisse a spogliarlo abbastanza in fretta, a spogliarsi abbastanza in fretta, ad accoglierlo abbastanza in fretta. Il tempo si dilata e lei lo cerca con ogni briciola di se stessa. 
E' questione di contargli le cicatrici con la punta delle dita; tracciare nuovi sentieri con le labbra seguendo i segni nuovi e antichi di una vita che ancora non conosce, ma vorrebbe inglobare nella sua come mai prima d'ora.
E' questione di contargli i respiri, di bere dalle sue labbra e far propri quei suoni così distanti dalla sua lingua che non può fare a meno di sorridere nel pronunciarli.

Ya dbayu pro tebe. Ya dbayu pro tebe. Ya dbayu pro tebe.

Pronunciato da lui ha un suono del tutto diverso. Sulle labbra ha ancora il gusto di quel bacio sul tetto, mescolato all'acqua piovana e all'emozione di gambe improvvisamente liquide, prive di peso.
Arriva l'alba e li trova abbracciati; e lei ancora gli sta contando i respiri, tra un sogno e l'altro, stretta al suo petto con il timore -l'irragionevole certezza?- di vederselo scomparire tra le dita.

Non partire. 
Lo pensa e non lo dice più. E' una supplica gettata al vento. Se c'è una cosa che ha capito di lui è il suo senso dell'onore. Se c'è una cosa che le piace di lui è il suo senso dell'onore. Non sono solo i suoi occhi, così blu e così belli da farci l'amore. E' la sua bontà. E' quel che vive sotto i grugniti.  Il battito del suo cuore.

Torna da me. 
Glielo sussurra nel sonno; nella veglia; tra un bacio e l'altro. Glielo soffia nell'orecchio e glielo scrive sui fianchi ad ogni passo di danza; il bacino inarcato, il viso gettato indietro e le mani esili spinte sul suo petto, scavandogli nuovi sentieri con le unghie. 
Torna da me.
Non partire.
Per favore non partire.
Resta con me.


...per tutta la sua vita Amare qualcuno ha significato vederlo andare via.










giovedì 16 luglio 2015

...like I don't know where you End and I Begin.

E' appena nata. Un frugoletto di due chili e quattrocento grammi, un po' sotto peso ma per i gemelli è normale, dicono. Le hanno messe in lettini separati ma adiacenti. Le braccia sottili si tendono nel vuoto alla ricerca di colei con cui ha condiviso l'utero materno fino a pochi minuti prima.
Suo padre - lei non se lo può ricordare - le guarda emozionato, indicando agli amici bikers, tutti riuniti intorno lui, il suo ciuffo di capelli bruni con un sorriso orgoglioso e soddisfatto. L'ha spuntata lui con mamma; sul suo braccialettino, nello spazietto riservato al nome c'è scritto Harley Davidson.
Quando ti battezzano con il nome di una motocicletta, non può che essere un presagio.  

Ha due anni. Chris è tutto il suo mondo. La giornata inizia e finisce con lei, tra giochi, attenzioni reciproche, qualche bisticcio volatile e gli abbracci dei genitori. Già si vede che sono diverse, non solo nei colori. Il carattere di una sembra il contrappasso dell'altra. Un terremoto e un lago tranquillo.

E' il giorno del loro terzo compleanno. Sono tutti in macchina per andare a casa di amici di papà e festeggiare insieme il Quattro Luglio, quando l'hammer di un ubriaco mette fine alla loro famiglia felice. Mamma muore sul colpo, schiacciata dalle lamiere nel sedile passeggero. Papà spira sull'ambulanza, prima di arrivare in ospedale. Le due bambine escono miracolosamente intatte dall'abitacolo, strillando tra le braccia dei vigili del fuoco che le estraggono, come se già sapessero chiaramente cosa è appena accaduto. Come regalo di compleanno fa schifo. 

Ha quattro anni. Semi nascosta dietro i vetri della finestra che s'affaccia sulla strada, dalla camerata al secondo piano della Casa di Accoglienza per Bambini Orfani di East Grow Philly, a Philadelphia, osserva Chris salire in auto con i suoi nuovi genitori. Questa volta lo sa che non la riporteranno indietro alla fine del week end. Non per restare, comunque. I Lyons hanno trovato una figlia, ma a lei hanno portato via una parte di sé stessa.
E' troppo piccola per capirlo. E' troppo piccola anche per piangere. Si limita a stringere forte il coniglietto Bub Bun, uno dei pochi pupazzi ricordo della loro casa, e fissare la strada ancora a lungo dopo che la macchina è partita.

Ha sei anni. Uno dei bambini della casa di accoglienza le ruba Bun Bun e lo rompe, nascondendolo per farle dispetto. Harley Davidson non piange. Durante la notte, di nascosto, si intrufola nella camerata dei ragazzini e riesce a recuperare il suo amato coniglio (ci sono i disegni suoi e di Chris scarabocchiati sul pancino di pezza), prende tutti i soldatini che trova intorno al letto di Derek e poi li getta nella stufa. Nessuno la vede, nessuno la sente. nessuno può drle la colpa: non ci sono prove, e significherebbe ammettere il furto iniziale di Bun Bun.

Ha otto anni e ha già cambiato due case famiglia. Imparare dove tengono le chiavi dell'armadietto dei biscotti è solo una delle tante cose che riesce a fare, prima di essere costretta a cambiarne un'altra. 

Ha dieci anni e un'assistente sociale particolarmente recettiva, empatizzando con il suo caso, la fa trasferire presso una famiglia affidataria di Baltimora. La città di Chris. I Lyons concedono loro di vedersi con una certa regolarità, ma è senza dubbio più comodo non avere il viaggio da fare. 
Per lei è una tortura doppia. Ogni volta che osserva la gemella andare via,  è come se le strappassero il cuore dal petto. 

Uno dei tanti terapisti che l'ha presa in cura ad un certo punto le ha detto che è stato quel senso di vuoto, quel legame così forte a portarla sulla cattiva strada. La mente ha strani modi di elaborare il dolore. Nascondersi dietro atteggiamenti autodistruttivi era il mezzo più efficace per non sentire la solitudine.
Ma lei la sentiva ugualmente.

A dodici anni prova le sigarette, rubandole dall'armadietto dell'ennesima tutrice legale temporanea. 
A scuola non va troppo bene. Si destreggia meglio di arti solo nelle attività fisiche e in quelle manuali, schifando la metamatica ma dimostrando una buona predisposizione per la letteratura inglese.
Le interessano di più i ragazzi, comunque. Un modo come un altro per riempirsi il cuore malato di solitudine. Si sente mezza, incompleta, indefinita.


Ha tredici anni quando perde la verginità.  Schiacciata sul sedile posteriore di una vecchissima dodge, sotto gli stantuffi incapaci di Josh Grady -leader della squadra di Lacrosse della sua nuova scuola- e la mente addolcita da un paio di spinelli di troppo. Non ne trae grande piacere.

Dominic lo incontra per la prima volta a 14 anni. Si è imbucata ad una festa di ragazzi più grandi, dopo essere uscita di nascosto -e aver guidato l'auto di Ray, uno dei responsabili, senza la patente. 

Lui ne ha 19. Occhi azzurri come il cielo, capelli biondi, una Harley Davidson, tanti tatuaggi e fascino da bel tenebroso. Nonché una gang di bikers ed una vera attitudine per il crimine, ma questo lo scopre solo dopo essersi innamorata di lui, con la stessa facilità con cui si beve un bicchier d'acqua.
E' quel genere di amore adolescenziale totalizzante, che ti fa dimenticare tutto quanto il resto.
Diventa più facile vedere Chris sempre meno, a causa della sua vita sin troppo impegnata. Più facile non pensare al dolore. Più divertente sedere sul sellino della moto di Dom e stringerlo forte, lanciati a tutta velocità in corse clandestine, senza casco e con il vento tra i capelli anche quando si sfugge alle sirene della polizia, dopo aver rubato fili di rame dai cantieri in costruzione.

Ha 16 anni quando li prendono la prima volta. A lui tocca il penitenziario di stato. Lei se la cava coi servizi socialmente utili, una lavata di capo e la minaccia del riformatorio al prossimo passo falso.
A farle la ramanzina è uno sceriffo di nome Cooper. Ha un accento assurdo e la pelle cotta dal sole della Florida, e lei non capisce cosa ci faccia uno così a Baltimora. 

Elargisce a Frank Cooper promesse da marinaio, ed aspetta con ansia che Dom esca di prigione; senza smettere di frequentare i suoi amici -né tantomeno di cacciarsi in guai minori.

L'irreparabile accade circa dieci giorni prima del suo diciottesimo compleanno. Di come Dominic le sia morto tra le braccia, il cuore trafitto dal proiettile di una gang rivale, -un altro le ha trafitto la gamba destra, sotto il ginocchio- non ha mai voluto parlare con nessuno. A parte Frank. 

Frank Cooper che è tornato a salvarla, forzando tutti i muri che lei per autodifesa gli ha piazzato davanti. Perché legarsi a qualcuno significa vederlo andare via. 
La porta via dalla città, con la scusa di sottrarla alle eventuali attenzioni di criminale che la pensino chissà quale membro importante dei Mohicans, e la conduce a Jacksonville con sé, ottenendone la custodia legale.
E i ruoli si invertono. 
E' lei questa volta ad andare lontano, lasciare Chris sola con la sua famiglia e accettare la possibilità di vedersi meno di prima, senza tuttavia mai perdersi.

Frank Cooper le promette di non abbandonarla mai. 
Riesce a mantenere la promessa sino a quando il mondo non impazzisce. Tre mesi dopo l'inizio del contagio, dopo un attacco spietato alla stazione dei Marshals, Frank Cooper spira tra le sue braccia per i morsi di un non morto che stava attaccando lei. 
Harley è costretta a puntargli la glock sulla fronte e premere il grilletto, per impedirgli di tornare indietro.


Frank Cooper - Jacksonville 2014