E' appena nata. Un frugoletto di due chili e quattrocento grammi, un po' sotto peso ma per i gemelli è normale, dicono. Le hanno messe in lettini separati ma adiacenti. Le braccia sottili si tendono nel vuoto alla ricerca di colei con cui ha condiviso l'utero materno fino a pochi minuti prima.
Suo padre - lei non se lo può ricordare - le guarda emozionato, indicando agli amici bikers, tutti riuniti intorno lui, il suo ciuffo di capelli bruni con un sorriso orgoglioso e soddisfatto. L'ha spuntata lui con mamma; sul suo braccialettino, nello spazietto riservato al nome c'è scritto Harley Davidson.
Quando ti battezzano con il nome di una motocicletta, non può che essere un presagio.
Ha due anni. Chris è tutto il suo mondo. La giornata inizia e finisce con lei, tra giochi, attenzioni reciproche, qualche bisticcio volatile e gli abbracci dei genitori. Già si vede che sono diverse, non solo nei colori. Il carattere di una sembra il contrappasso dell'altra. Un terremoto e un lago tranquillo.
E' il giorno del loro terzo compleanno. Sono tutti in macchina per andare a casa di amici di papà e festeggiare insieme il Quattro Luglio, quando l'hammer di un ubriaco mette fine alla loro famiglia felice. Mamma muore sul colpo, schiacciata dalle lamiere nel sedile passeggero. Papà spira sull'ambulanza, prima di arrivare in ospedale. Le due bambine escono miracolosamente intatte dall'abitacolo, strillando tra le braccia dei vigili del fuoco che le estraggono, come se già sapessero chiaramente cosa è appena accaduto. Come regalo di compleanno fa schifo.
Ha quattro anni. Semi nascosta dietro i vetri della finestra che s'affaccia sulla strada, dalla camerata al secondo piano della Casa di Accoglienza per Bambini Orfani di East Grow Philly, a Philadelphia, osserva Chris salire in auto con i suoi nuovi genitori. Questa volta lo sa che non la riporteranno indietro alla fine del week end. Non per restare, comunque. I Lyons hanno trovato una figlia, ma a lei hanno portato via una parte di sé stessa.
E' troppo piccola per capirlo. E' troppo piccola anche per piangere. Si limita a stringere forte il coniglietto Bub Bun, uno dei pochi pupazzi ricordo della loro casa, e fissare la strada ancora a lungo dopo che la macchina è partita.
Ha sei anni. Uno dei bambini della casa di accoglienza le ruba Bun Bun e lo rompe, nascondendolo per farle dispetto. Harley Davidson non piange. Durante la notte, di nascosto, si intrufola nella camerata dei ragazzini e riesce a recuperare il suo amato coniglio (ci sono i disegni suoi e di Chris scarabocchiati sul pancino di pezza), prende tutti i soldatini che trova intorno al letto di Derek e poi li getta nella stufa. Nessuno la vede, nessuno la sente. nessuno può drle la colpa: non ci sono prove, e significherebbe ammettere il furto iniziale di Bun Bun.
Ha otto anni e ha già cambiato due case famiglia. Imparare dove tengono le chiavi dell'armadietto dei biscotti è solo una delle tante cose che riesce a fare, prima di essere costretta a cambiarne un'altra.
Ha dieci anni e un'assistente sociale particolarmente recettiva, empatizzando con il suo caso, la fa trasferire presso una famiglia affidataria di Baltimora. La città di Chris. I Lyons concedono loro di vedersi con una certa regolarità, ma è senza dubbio più comodo non avere il viaggio da fare.
Per lei è una tortura doppia. Ogni volta che osserva la gemella andare via, è come se le strappassero il cuore dal petto.
Uno dei tanti terapisti che l'ha presa in cura ad un certo punto le ha detto che è stato quel senso di vuoto, quel legame così forte a portarla sulla cattiva strada. La mente ha strani modi di elaborare il dolore. Nascondersi dietro atteggiamenti autodistruttivi era il mezzo più efficace per non sentire la solitudine.
Ma lei la sentiva ugualmente.
A dodici anni prova le sigarette, rubandole dall'armadietto dell'ennesima tutrice legale temporanea.
A scuola non va troppo bene. Si destreggia meglio di arti solo nelle attività fisiche e in quelle manuali, schifando la metamatica ma dimostrando una buona predisposizione per la letteratura inglese.
Le interessano di più i ragazzi, comunque. Un modo come un altro per riempirsi il cuore malato di solitudine. Si sente mezza, incompleta, indefinita.
Ha tredici anni quando perde la verginità. Schiacciata sul sedile posteriore di una vecchissima dodge, sotto gli stantuffi incapaci di Josh Grady -leader della squadra di Lacrosse della sua nuova scuola- e la mente addolcita da un paio di spinelli di troppo. Non ne trae grande piacere.
Dominic lo incontra per la prima volta a 14 anni. Si è imbucata ad una festa di ragazzi più grandi, dopo essere uscita di nascosto -e aver guidato l'auto di Ray, uno dei responsabili, senza la patente.
Lui ne ha 19. Occhi azzurri come il cielo, capelli biondi, una Harley Davidson, tanti tatuaggi e fascino da bel tenebroso. Nonché una gang di bikers ed una vera attitudine per il crimine, ma questo lo scopre solo dopo essersi innamorata di lui, con la stessa facilità con cui si beve un bicchier d'acqua.
E' quel genere di amore adolescenziale totalizzante, che ti fa dimenticare tutto quanto il resto.
Diventa più facile vedere Chris sempre meno, a causa della sua vita sin troppo impegnata. Più facile non pensare al dolore. Più divertente sedere sul sellino della moto di Dom e stringerlo forte, lanciati a tutta velocità in corse clandestine, senza casco e con il vento tra i capelli anche quando si sfugge alle sirene della polizia, dopo aver rubato fili di rame dai cantieri in costruzione.
Ha 16 anni quando li prendono la prima volta. A lui tocca il penitenziario di stato. Lei se la cava coi servizi socialmente utili, una lavata di capo e la minaccia del riformatorio al prossimo passo falso.
A farle la ramanzina è uno sceriffo di nome Cooper. Ha un accento assurdo e la pelle cotta dal sole della Florida, e lei non capisce cosa ci faccia uno così a Baltimora.
Elargisce a Frank Cooper promesse da marinaio, ed aspetta con ansia che Dom esca di prigione; senza smettere di frequentare i suoi amici -né tantomeno di cacciarsi in guai minori.
L'irreparabile accade circa dieci giorni prima del suo diciottesimo compleanno. Di come Dominic le sia morto tra le braccia, il cuore trafitto dal proiettile di una gang rivale, -un altro le ha trafitto la gamba destra, sotto il ginocchio- non ha mai voluto parlare con nessuno. A parte Frank.
Frank Cooper che è tornato a salvarla, forzando tutti i muri che lei per autodifesa gli ha piazzato davanti. Perché legarsi a qualcuno significa vederlo andare via.
La porta via dalla città, con la scusa di sottrarla alle eventuali attenzioni di criminale che la pensino chissà quale membro importante dei Mohicans, e la conduce a Jacksonville con sé, ottenendone la custodia legale.
E i ruoli si invertono.
E' lei questa volta ad andare lontano, lasciare Chris sola con la sua famiglia e accettare la possibilità di vedersi meno di prima, senza tuttavia mai perdersi.
Frank Cooper le promette di non abbandonarla mai.
Riesce a mantenere la promessa sino a quando il mondo non impazzisce. Tre mesi dopo l'inizio del contagio, dopo un attacco spietato alla stazione dei Marshals, Frank Cooper spira tra le sue braccia per i morsi di un non morto che stava attaccando lei.
Harley è costretta a puntargli la glock sulla fronte e premere il grilletto, per impedirgli di tornare indietro.
| Frank Cooper - Jacksonville 2014 |