lunedì 20 luglio 2015

Lost Chance

Jacksonville, Florida
Luglio 2012


La palestra interna del centro addestramento puzza di chiuso e di sudore.  Gli afrori di una umanità alla quale inizialmente ha faticato ad abituarsi, e adesso le comunicano uno strano senso di appartenenza. Forse perché anche lei non emana un buon odore al momento.

Sono poche le donne del suo corso, ma tra quelle poche lei è l'unica che spende lì dentro così tanto tempo. Non che si illuda di poter migliorare in modo significativo le sue prestazioni fisiche, scricciolo com'è; non per questo smette di provarci.

- Devi tenere le braccia più alte. E puntare sulla tua agilità. Sei debole, ma veloce. Se colpisci per prima e non lasci il tempo di reagire, puoi farcela.

Bobby Quinn se ne sta in piedi dietro il sacco; lo tiene fermo per lei,  su di lei tiene gli occhi. Sono verdi, affilati, attenti. Sono gli occhi di un uomo avvezzo a guardare il mondo attraverso la lente di precisione di un mirino. 
Ha quello strano modo di guardarla: come se volesse spogliarla della sua pelle e vedere quel che c'è sotto. Come se sapesse -davvero- che c'è un intero mondo di cui Harley Davidson Cooper non parla mai. Con nessuno.

Harley ha le braccia ormai tremanti per la fatica. Le gambe non la reggono più, i capelli si appiccano al viso per il sudore che impregna la pelle ed i vestiti. Sbuffa un assenso dalle narici, senza postare lo sguardo su di lui. La distrae. Corregge la posizione e riattacca: sinistra, destra, su. Sinistra, destra, giù.

Lui la osserva in silenzio, senza riuscire ad impedirsi di scorrere gli occhi sulle linee fragili del suo corpo. E' esile ma non ossuta. Ha le curve delicate ed appetibili di un'adolescente in boccio; il viso di una ragazzina emersa da un libro di fiabe e gli occhi di una donna che ha già conosciuto troppo dolore.

Lui è uno degli istruttori del corso. Cecchino addestrato delle forze speciali, si occupa dei tiratori in prima persona e Harley Davidson Cooper è la migliore che abbia mai visto. 
Considerata la sua esperienza sul campo ed il suo servizio attivo, gli è stato chiesto di tenere dei corsi di CQC; nuova tecnica di combattimento in auge negli ultimi anni. Lei non è esattamente formidabile in questo, ma è agile e furba. 

Mancano pochi giorni alla fine del corso. la sintonia tra allieva ed istruttore che hanno instaurato sin qui sta già vacillando, sotto il peso di un interesse specifico che Bobby Quinn non ha più intenzione di nascondere.

Harley assesta gli ultimi colpi e poi si piega, ansante, sulle ginocchia flesse. Sulla cute liscia e abbronzata dal sole, la cicatrice sotto il ginocchio destro sembra un fiore di carne più pallida, affatto sgradevole da guardare. 

- Time out.
- Direi che per oggi puoi fermarti e basta. Riprenderemo domani. Non c'è alcun bisogno di demolirti così.
- Voglio passare l'esame.
- E lo farai. Anche se non dovessi ottenere una graduatoria altissima nel corpo a corpo, non c'è nessuno che possa batterti al poligono.

Lei lo guarda scettica, ma non ha le energie per ribattere. Inizia a sciogliere le bende con cui si è protetta le nocche e smuove il collo a destra e sinistra, lentamente, godendo degli scricchiolii di ogni vertebra che si riassesta.
Sposta il peso del corpo da un piede all'altro, preda dell'imbarazzo ora che non c'è più il sacco a porre una barriera fisica tra di loro. Si sente esposta. Struscia il piede destro a terra, e la suola di gomma scricchiola.

- 'kay, lo vedremo. ...vado a fare una doccia, mh? 

Ha già il busto ruotato di tre quarti, e il corpo plasticamente impegnato nella spinta per andarsene, quando lui allunga il braccio e le prende il polso con delicatezza.

- Hey...Aspetta un attimo, Cooper.
- What? 
- Tra pochi giorni sarà finito.
- Sì...?
- Pensavo...Pensavo che potremmo uscire. Dopo. A cena, magari.

Negli occhi di Harley Davidson Cooper emergono sentimenti contrastanti. Una gioia serpentina ed il desiderio di accettare la proposta le danzano sulle labbra. Ma ci sono ombre cupe, piene di paure, nel fondo ambrato del suo sguardo.

- Ti fermerai qui? Non hai altre missioni?
- Parto tra una settimana.
- Dove?
- Non posso dirtelo.
- Quanto starai via?
- Non posso dirti nemmeno questo.

Harley sbatte le palpebre un paio di volte e scioglie un sorriso triste; ha il sapore dolce amaro delle occasioni perdute. Scuote piano la testa. Le ultime parole sono un sussurro lieve.

- I'm sorry, Quinn. I...I can't. 

Si allontana velocemente, prima che lui possa chiederle perché.
Prima di essere costretta ad ammettere che non ce la fa. Non ci riesce. Lo sente già troppo vicino.
...Non può legarsi a qualcuno già sapendo di doverlo guardare andare via.



Bobby Quinn, 2012