Fuori, nella notte, la pioggia investe un mondo impazzito. I morti mangiano i vivi; i vivi si fanno la guerra tra loro; la fame è una compagna di viaggio per chiunque e nessuno sa con certezza se riuscirà a vivere fino al mattino.
Nella stanza disastrata del Motel è tutto diverso. Dietro la porta chiusa che li separa dall'Apocalisse, il "Mondo" per lei inizia e finisce con Lars.
Non esistono mezze misure in Harley Davidson Cooper; gliel'ha dimostrato con le parole, con i gesti, con le labbra, con i denti, con le dita e con i muscoli, con il sangue e la carne e le ossa di un corpo fragile fattosi liquido tra le sue braccia, involucro di un cuore troppo grande per fare le cose a metà.
E quel cuore sta cercando di dirgli qualcosa. Qualcosa che va anche al di là della stella dorata ora infilata nella tasca dei suoi calzoni.
Non ci sono lenzuola ma solo un materasso sfatto ad accoglierli, tra le pieghe degli abiti gettati alla rinfusa nella fretta di cercarsi, di trovarsi, di annullarsi e divorarsi a vicenda.
Harley Davidson Cooper non sentiva qualcosa di simile da troppo tempo. Ne è terrorizzata.
Eppure è come se non riuscisse a spogliarlo abbastanza in fretta, a spogliarsi abbastanza in fretta, ad accoglierlo abbastanza in fretta. Il tempo si dilata e lei lo cerca con ogni briciola di se stessa.
E' questione di contargli le cicatrici con la punta delle dita; tracciare nuovi sentieri con le labbra seguendo i segni nuovi e antichi di una vita che ancora non conosce, ma vorrebbe inglobare nella sua come mai prima d'ora.
E' questione di contargli i respiri, di bere dalle sue labbra e far propri quei suoni così distanti dalla sua lingua che non può fare a meno di sorridere nel pronunciarli.
Ya dbayu pro tebe. Ya dbayu pro tebe. Ya dbayu pro tebe.
Pronunciato da lui ha un suono del tutto diverso. Sulle labbra ha ancora il gusto di quel bacio sul tetto, mescolato all'acqua piovana e all'emozione di gambe improvvisamente liquide, prive di peso.
Arriva l'alba e li trova abbracciati; e lei ancora gli sta contando i respiri, tra un sogno e l'altro, stretta al suo petto con il timore -l'irragionevole certezza?- di vederselo scomparire tra le dita.
Non partire.
Lo pensa e non lo dice più. E' una supplica gettata al vento. Se c'è una cosa che ha capito di lui è il suo senso dell'onore. Se c'è una cosa che le piace di lui è il suo senso dell'onore. Non sono solo i suoi occhi, così blu e così belli da farci l'amore. E' la sua bontà. E' quel che vive sotto i grugniti. Il battito del suo cuore.
Torna da me.
Glielo sussurra nel sonno; nella veglia; tra un bacio e l'altro. Glielo soffia nell'orecchio e glielo scrive sui fianchi ad ogni passo di danza; il bacino inarcato, il viso gettato indietro e le mani esili spinte sul suo petto, scavandogli nuovi sentieri con le unghie.
Torna da me.
Non partire.
Per favore non partire.
Resta con me.
...per tutta la sua vita Amare qualcuno ha significato vederlo andare via.